Se togliessimo i nomi della “parata di politici” come l’ha ribattezzata il Messaggero Veneto e le truppe dei leghisti, arruolati con il mero fine antimmigrato così come denunciato da noi e confermato dai giornali e dalle figure di Puiatti e Santarossa poi, resterebbe ben poco delle 300 persone che sabato scorso hanno attraversato il centro per solidarizzare con l’aggressione militare di Israele alla popolazione di Gaza.
Da questo punto di vista è singolare che Agrusti si vanti di aver riconquistato Pordenone e non solo per i numeri, ma anche e soprattutto per non essere riuscito neppure a mascherare fino alla fine i veri intenti deplorevoli della sceneggiata naoniana. «Pordenone cristiana, mai mussulmana» e gli altri non meno edificanti slogan di Bortolotti, quando si è trattato di arringare i propri elettori durante la fase “comunicativa”, danno il polso del carattere integralista e strumentale dell’iniziativa, così come la totale mancanza di riferimenti alla fine della guerra e all’accesso degli aiuti umanitari e sanitari agli oltre 5.000 feriti dimostra quanto da noi denunciato in settimana e cioè la mancanza di umanità e rispetto per i mille e più civili ammazzati di cui 500 solo bambini. Questa mancanza di umanità, questa performance elettorale, razzista e integralista e ancora più penosamente i fischi a Puiatti e le prese di distanza di Santarossa sono semmai per Pordenone motivo di vergogna.
Al contrario, riteniamo positiva la presenza di oltre un centinaio di persone che hanno stazionato al presidio del “coordinamento per la pace a Gaza” così come significativo è stato il passaggio continuo di gente che ha potuto cogliere almeno in parte l’informazione proiettata sullo schermo con numeri e foto del massacro. Al contrario del corteo dell’odio abbiamo preferito fermarci e “mostrare, raccontare, informare” vista la quasi totale censura delle ragioni e soprattutto dei dati di questa guerra da parte dei media locali e nazionali; non ci sono state sfilate di politici e politicanti, ma la presenza di gente comune, associazioni e gruppi spinti dall’urgenza di chiedere la fine di una strage.
Non a caso e ancora una volta i giornali locali hanno preferito soffermarsi sul gossip nostrano e non sui dati incredibili che trapelano da quanto succede a Gaza con i più di 1.200 morti, l’ecatombe come l’ha chiamata la presidentessa di Medici senza frontiere francese che ha aggiunto quanto, in 40 anni di volontariato nei conflitti del mondo, non fosse mai accaduto di trovarsi così tanti morti e feriti in soli 20 giorni. Evidentemente la miseria giornalistica non può che rappresentare quella politica.
In ultimo, a parte la provocazione iniziale ignorata dal presidio, va sottolineato che il carattere contrario all’integralismo religioso e al nazionalismo dello stesso ha evitato di soffiare sui fondamentalismi puntando sui valori condivisi di pace e giustizia tra pordenonesi e arabi presenti; questo è già di per sé un messaggio di civiltà e convivenza, quello che non s’è visto dall’altra parte. Ognuno tragga le sue conclusioni.
Stefano Raspa
Iniziativa libertaria
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bel blog
Grazie;)