15/10: NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO…E NEANCHE IL DEBITO!

IO VOGLIO:
un tetto per ogni famiglia,
del pane per ogni bocca,
educazione per ogni cuore,
luce per ogni intelligenza.
(Bartolomeo Vanzetti)
Sono ormai in migliaia i cassintegrati in regione, per non contare quelli in mobilità oltre a disoccupati e precari. Si sono moltiplicate le aziende fallite, chiuse, svendute. Nella “famosa” zona del mobile di Brugnera per la prima volta in 40 anni si sono visti scioperi, picchetti e addirittura occupazioni di fabbriche. Le scuole sono state accorpate, diminuite le proposte formative, dimezzate le ore d’inglese e di informatica, fatiscenti molte aule, ridotte al limite le assunzioni di personale di docenti e ATA, sovracccaricate di ore le docenze e di studenti le classi; ogni anno aumentano i costi delle mense per i tempi pieni, sempre più famiglie non arrivano alla fine del mese, s’indebitano, son cominciati gli espropri di case per mutui insolvibili così come i fermi amministrativi per le auto.
Equitalia da anni esige tassi da usura per i ritardi e poi procede al “furto” di quello che rimane a chi non sa come reagire alla crisi.
Le devastazioni ambientali fanno infuriare cittadini che si associano in comitati per salvaguardare i territori da produzioni nefaste e dare un futuro ai propri figli.
Una crisi globale, europea e ora italiana che non prefigura rilanci a breve semplicemnte perché non c’è ne più.
Il capitalismo sta mostrandosi per ciò che è: un divoratore di luoghi, spazi e persone in cambio di una circolazione forsennata di merci e di un consumismo indecente: le produzioni di automobili sono il paradigma di questa concezione energivora, abbiamo quasi un auto a testa, il calo di richieste è sempre più vertiginoso (–20%) eppure Marchionne vuole, impone e pretende maggiore produttività aziendale con il ricatto della delocalizzazione. E’ follia pura.
Ma una follia che fa bene ai pochi perché danneggia i più. E’ l’irragionevolezza di un sistema che relega lo Stato alle sue funzioni essenziali, quello di tutore degli interessi delle Corporation e di controllore e repressore della società in rivolta!
Così a Pordenone poco tempo dopo due importanti e partecipati cortei dei migranti (anello debole di questa crisi) sindaco, prefetto e questore hanno ben pensato di togliere spazi alle proteste con limiti preventivi secondo la logica “se la gente scende in piazza proviamo a creargli ostacoli”: complimenti!

Non potevamo tacere ed allora abbiamo pensato di legare questa rivendicazione di spazi e agibilità ai contenuti di una protesta oramai internazionale che individua nella finanza e nei parlamenti le responsabilità di questa crisi, parlamenti che infatti si preoccupano di salvare le banche e i flussi di capitale mentre avvallano i tagli di salari, la libertà di licenziare, la precarizzazione dei servizi essenziali come scuole, ospedali e ricerca.

Oggi chiuderemo simbolicamente tre luoghi a rappresentanza di questa “crisi”: chiuderemo la Banca d’Italia per default, chiuderemo Equitalia per usura e infine la prefettura per abuso di potere!

E’ ora di cominciare a ripensare al nostro abitato come luogo di socialità, di autogestione dei bisogni di tutti, è ora di ripensare alle relazioni sociali in base ad una sensibilità ecologica ed una solidarietà diffusa.

Iniziativa Libertaria

2 commenti

  1. Se la gente scende in piazza per manifestare creando ostacoli a lavoratori che rientrano dai luoghi di lavoro, anziani e bambini sugli autobus, mettendo a rischio il passaggio di ambulanze e mezzi di soccorso, ebbene quello non è manifestare: quello è fare violenza. I migranti, come qualsiasi cittadino, hanno tutto il diritto di manifestare la loro protesta per quanto, purtroppo, accade ANCHE a loro a causa della crisi che è, è bene ricordarlo, una crisi del LAVORO (e non certo delle banche). Non hanno diritto però di fare violenza diretta e/o indiretta su persone che non hanno nessuna colpa per quanto accade in Italia e nel mondo.

  2. Caro Fra Dolcino l’unica violenza che i lavoratori, gli anziani e i bambini subiscono è quella quotidiana del ricatto sociale, lavorativo, di una sanità sempre peggiore (informati su quanti muoiono in ospedale o dopo un intervento e quante sono aumentate le denunce ai danni dei distretti sanitari negli ultimi anni), di una scuola ridotta ad un parcheggio per i bambini, tagliate ore di scuola, i tempi pieni, il personale, i docenti, con classi da 30 alunni ammassati in aule spesso fuori norma. I licenziamenti di massa, le casseintegrazioni e le mobilità in aziende con utili attivi o che delocalizzano per pagare meno i lavoratori e le tasse. Questa è la violenza che la gente subisce non quella di chi manifesta contro questo. Se c’è chi va in autobus e si sente infastidito dai “ritardi” (perchè solo di questo si tratta) vuol dire che hanno una coscienza sociale pari allo zero. Non è vero che è una crisi del LAVORO al contrario è una crisi capitalistica che sta alla base del depauperamento del pianeta, delle relazioni sociali a partire dal binomio produzione/distribuzione/consumo. Senza i migranti l’INPS non avrebbe i soldi per pagare le pensioni ai nostri nonni, sono usati solo come carne da lavoro e poi fuori dai coglioni che danno fastidio. Fanno bene ad incazzarsi e a manifestare. Nessuno fa violenza diretta e indiretta su nessuno (infatti fai accuse senza portare nessun riscontro) vai a vedere a Genova in questo momento chi ha fatto violenza grazie a decenni di speculazione edilizia, cementificazioni e menefreghismo, ma per te è violenza “democratica” mentre quella di chi non ha potere è incivile no? guarda la luna non l’indice.


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