
Oggi, dopo essere slittata per motivi temporali, ci sarà in consiglio comunale di Pordenone l’interrogazione di Loperfido (consigliere di Alleanza Nazionale) sulla sede del Circolo Libertario E. Zapata di via Pirandello. L’interrogazione sostiene, in sisntesi, che il circolo occuperebbe senza meritarsela una sede concessa dal Comune e che i motivi di tale demerito sarebbero ascrivibili in ordine:
- alle proteste inscenate il 25 aprile
- ad un volantino in cui si argomenta che il gesto di Gaetano Bresci (che uccise il Re d’Italia) fu un gesto d’amore e in generale che tali “attitudini” sono prerogativa di violenti e intolleranti, per tanto chiede che la sede venga tolta.
Ora, entrambe le “accuse” sarebbero di per se archiviabili con un “ma Loperfido sa leggere?” perché entrambe le iniziative sono a firma di Iniziativa Libertaria. Certo sempre di anarchici si tratta e alcuni di noi vi partecipano pure ma sarebbe come sostenere che i diffusi pestaggi (ben più gravi di un volantino o di un coro), anche a Pordenone e in regione, ad opera di gruppi di destra sono ascrivibili al consigliere neopidiellino visto che sempre di fascisti (neo o post) si tratta. Una tesi al quanto singolare come singolare è la logica secondo cui contestare un avversario è intollerante mentre chiudergli la sede no.
Ma la cosa più interessante di questa vicenda è il pulpito da cui viene questa prosopopea moralista. Infatti il “nostro” appartiene ad un area politica che da anni accede a finanziamenti nell’ordine di centinaia di migliaia di euro da regione e provincia assegnati ad associazioni come Eureka* che altro non è che la “facciata culturale” di Alleanza Nazionale*, per non parlare poi di Pordenone Pensa* di Alessandro Ciriani che annovera fra gli stimabili conferenzieri pagati con soldi pubblici impiegati come Farina (espulso dall’ordine dei giornalisti), l’agente “Betulla” che ha pateggiato una pena di 6 mesi di reclusione.
Ma il massimo Loperfido l’ha raggiunto nel novembre del 2007 quando fece da moderatore a Piergianni Porsperini, l’allora assessore di AN alla regione Lombardia, in una conferenza intitolata “ARRESTIAMO LA CRIMINALITA’, PUNIAMO I DELINQUENTI” (Sigh!). Continua a leggere…
Loperfido vada a ripetizione di storia e impari a leggere
Ringraziamo il nipotino del duce Loperfido per averci ricordato il principio anarchico della non sottomissione a qualsiasi autorità, ma gli anarchici se non riconoscono lo stato riconoscono invece ciò che è pubblico e cioè di tutti per tanto in quest’ottica non c’è nè imborghesimento nè dissonanza con la nostra storia tanto che delle centinaia di sedi anarchiche chiuse e bruciate dal fascismo molte sono state restituite agli anarchici nel dopoguerra proprio dallo stato in virtù di un principio liberale ancor prima che libertario, principio al quale Loperfido dimostra di non conoscere neppure l’ABC, eppure da estimatore delle istituzioni democratiche dovrebbe applicarsi eviterebbe così di sostenere l’imbarazzante tesi secondo cui contestare un oratore avversario sarebbe intollerante mentre chiudergli le sedi no.
Arresto in diretta su Antenna 3 Piergianni Prosperini, assessore regionale allo sport e al turismo della Lombardia e poi condannato a 3 anni e 5 mesi per turbativa d'asta e truffa, nell'ambito di un'inchiesta sul marketing turistico lombardo. Prosperini fu ospite a Pordenone nel 2007 di una conferenza organizzata, tra gli altri, da E. Loperfido con il titolo "Arrestiamo la criminalità, puniamo i delinquenti".
Sulle cerimonie del 25 aprile a Loperfido gli avranno prestato qualche film sbagliato, infatti tutte le cerimonie ufficiali da dieci anni a questa parte si sono svolte regolarmente mentre al contrario delle commemorazioni ufficiose a latere organizzate dal suo partito, qualcuno farebbe bene a spiegargli che la loro performance non è mai stata parte delle commemorazioni della provincia. Sui fischi e i cori a uno degli oratori delle cerimonie degli ultimi due anni ad opera di Iniziativa Libertaria poi se la metta via, fa parte della dialettica democratica, è successo persino al suo Generale Gianfranco Fini durante l’ultima assemblea del PDL.
Se poi Loperfido imparasse pure a leggere scoprirebbe dagli “archivi dei quotidiani locali” che a fischiare l’inno nel 2004 furono “sigle di pacifisti” tanto che gli anarchici neppure sono nominati, come già detto a noi interessava ben altro.
A tal proposito notiamo che alla domanda sulle condanne per vilipendio alla bandiera prese da esponenti della Lega Nord, alleata di governo, di regione e di provincia al partito di Loperfido lo stesso non chieda la revoca di sedi o sanzioni di qualche tipo, due pesi e due misure per un unica morale cioè la solita vecchia storia di soldi e poltrone? Immaginiamo che continuerà a fare lo gnorri.
In ultimo replichiamo sulle condanne ricordandogli che le stesse riguardavano ancora una volta le contestazioni al suo partito, da parte di Resistenza Antifascista prima e Iniziativa Libertaria poi, quando tentò di forzare la mano, dopo la commemorazione ufficiale, equiparando nazifascisti e partigiani, dimostrazione semmai che quello scempio era soltanto fonte di disordini al pari di una provocazione e come scritto a chiare lettere nel sito di Azione Giovani di Pordenone in un post del 8 gennaio 2008 “legge e giustizia non sono sinonimi”, noi lo sosteniamo da sempre, anche nel caso di quelle condanne.
Inoltre a confermare l’alterità della “giustizia” dalla legge vi è il fatto che da quattro anni Loperfido il 25 aprile si occupa di scampagnate e pic nic con buona pace di tutti noi e della resistenza.
Circolo Libertario E. Zapata
Leggiamo dell’interrogazione di Loperfido sulla richiesta di revoca della sede al Circolo libertario E. Zapata sostanzialmente per “lesa maestà”, tirando in ballo gli anarchici in generale. Intanto vanno confutati gli strafalcioni che il consigliere di AN riporta a prova del suo attacco:
- le azioni di disobbedienza civile sono tutte firmate da Iniziativa Libertaria che certamente è animata anche da associati al Circolo ma che è cosa distinta facendone parte diversi compagni provenienti da altre attività svolte nel sindacalismo e in università e che col circolo non centrano.
Il Circolo Zapata, che al contrario di altre associazioni vicine alla destra e al suo partito ricevono tutti gli anni decine di migliaia di euro, non prende un becco di un quattrino da 30 anni (il prossimo anno festeggeremo) e paga regolarmente l’affitto aprendo una biblioteca di oltre 2000 volumi al quartiere, svolgendo innumerevoli conferenze, dibattiti, attività artistiche e culturali sul pensiero libertario ed in modo autogestito. Inoltre da anni viene data ospitalità ad almeno altre 4 associazioni che, altrimenti, non avrebbero un posto dove riunirsi e se questa attività per Loperfido è offensiva delle istituzioni deve avere davvero una pessima considerazione delle stesse;
Continua a leggere…
Ora diciamocelo: l’Amedeo Umberto Costantino Giorgio Paolo Elena Maria Fiorenzo Zvonimiro di Savoia Aosta (no non è uno scherzo si chiama così) oggi ospite della kermesse comica di PNPENSA ha qualche punticino in più del cugino piduista (n. tessera 1621) indagato per traffico internazionale di armi, per l’omicidio dello studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer morto dopo mesi di agonia poi prosciolto e condannato a 6 mesi per porto abusivo d’arma da fuoco e rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari cioè tal Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia.
L’Amedeo insomma pare mantenere quel contegno “regale” che il ruolo pretenderebbe. E tuttavia da buon erede e pretendente al trono monarchico (in baruffa da sempre col cugino su chi sia il vero Re d’Italia) non ha mai certo rinnegato dinastia e valori dinastici.
A parte l’ovvia coinsiderazione del “chi se ne fotte delle opinioni di un monarchico sulla monarchia e l’Italia visto che siamo in una repubblica da oltre 50 anni, la gente fatica a campare in una crisi devastante con licenziamenti di massa e precarizzazione imperante”, detto questo vorremo ricordare che il suo illustre avo noto come Re d’Italia Umberto I° di Savoia passato alla storia come un re buono, mite e caritatevole dimostrò queste qualità anche nel 1898 quando insignì il generale Fiorenzo Bava-Beccaris con la Croce di grand’ufficiale dell’ordine militare di Savoia, «per rimeritare il servizio reso alle istituzioni e alla civiltà».
Il motivo? Continua a leggere…
Dopo il 25 aprile di quest’anno a sentir tante polemiche tra ritirate, recriminazioni e lezioni di democrazia dall’alto dei reciproci scranni parrebbe d’obbligo accodarsi allo sconcerto e allo sconforto…ma perché? Noi siamo proprio contenti, come il bambino che punta il dito esclamando “il re è nudo” noi siamo gente semplice e quando si riesce, con fatica di anni, a godersi il castelletto di sabbia che crolla miseramente mentre militari e politicanti si azzuffano facendo a gara a chi spetta la porzione di tricolore maggiore non c’è che da rallegrarsi, ancora una volta i piccoli regnanti dalle proprie roccaforti di potere concquistate sono ignudi ed in effetti non è un bel vedere.L’abbiamo sempre detto e lo ribadiamo un 25 aprile fatto di picchetti militari e passerelle di rappresentanza praticamente disertato dai cittadini (almeno su questo possiamo concordare tutti no?) è un fallimento e chiedersi il perché sarebbe puro buonsenso ma “lo spettacolo deve continuare”, e così nessuno ascolta il bambino e tutti fanno come i ciambellani che continuano a reggere la coda del vestito dell’imperatorore che non c’è.
Noi siamo partigiani oggi cioè siamo di parte, dalla parte di chi combattè il nazifascismo e per questo non tolleriamo che gli eredi di quel passato come Ciriani possano sostenere una pacificazione solo se si equipara l’anticomunismo all’antifascismo con un ricatto antistorico e strumentale e non certo perché difendiamo il socialismo reale che da sempre abbiamo criticato tanto da essere stati i primi a indicarne le derive autoritari e nefaste ma perché da una parte c’erano i giusti (ognuno per i propri ideali) e dall’altra il baratro del’odio, del razzismo, della brutalità. Ma non accettiamo neppure che a dare lezioni di democrazia siano rappresentanti di istituzioni che la libertà la tolgono quotidianamente con leggi razziste e che la democrazia la esportano a suon di bombe in testa a migliaia di civili, madri, padri e figli di altri popoli che non hanno bandiere se non quella della miseria e dello sfruttamento.
Perché siamo partigiani oggi anche di chi tentò allora di emanciparsi dallo sfruttamento, migliaia di reduci dal massacro che fu la prima guerra mondiale e che fin da subito costituendosi in arditi del popolo tentò di opporsi allo squadrismo fascista, ai tanti reduci dalla guerra di spagna, quella rivoluzione interrotta e ricordiamo l’unica rivoluzione comunista e libertaria in Europa, disillusi da quelle potenze cosiddette “liberali” e “democartiche” che invece di sostenere l’antifranchismo e la reazione preferirono attenderne l’ascesa. Continua a leggere…